• Dr.ssa Cazzaro Leonia Paola

VI LASCIATE O MI LASCIATE?

Come spiegare a un figlio la separazione dei genitori Di Alberto Pellai e Barbara Tamborini




Il tema della separazione tra genitori è molto delicato e complesso. Alberto

Pellai e Barbara Tamborini con “Vi lasciate o mi lasciate? Come spiegare un figlio la separazione dei genitori” propongono un libro tanto utile quanto “leggero” per i genitori, affrontando con delicatezza i temi della separazione, delle emozioni, delle difficoltà che i genitori incontrano nel continuare ad essere, insieme, un importante punto di riferimento per i propri bambini, proponendo spunti per comunicare con i figli non solo attraverso le parole ma anche con il non verbale.


Lasciarsi ma non lasciarli

Per una coppia, separarsi dopo una lunga convivenza e dopo aver cresciuto dei figli ancora piccoli è sempre un’esperienza dolorosa, che porta con sé molte fatiche emotive. Infatti, quando due adulti decidono in modo consapevole e concordato che la loro vicenda coniugale è giunta al capolinea, resta solo da creare le migliori condizioni affinché il dolore connesso a questo passaggio sia riconosciuto ed elaborato e, in accordo condiviso, si trasformi in speranza per il futuro e capacità di ricominciare un nuovo percorso. Seppur complesso, è altresì necessario cooperare nella separazione alla luce di possibili effetti e conseguenze sui propri figli: questi loro sono gli spettatori, spesso inermi e silenziosi, di una separazione che è sempre una responsabilità e una scelta operata dagli adulti. Invece, creare un’alleanza amichevole tra genitori permette di proteggere i propri figli, di dar loro l’orientamento, la direzione e la protezione di cui hanno bisogno per affrontare il processo di separazione.

Tanto per cominciare, una separazione non dovrebbe mai avvenire all’insaputa di un figlio in quanto lo stesso non vorrebbe mai essere tenuto all’oscuro di ciò che genitori stanno decidendo sul suo futuro e sul futuro della sua famiglia. È utile, perciò, sviluppare in prima istanza un’alleanza basata sul rispetto reciproco intorno al progetto educativo per il proprio figlio, e mettere a conoscenza il bambino sui cambiamenti ai quali andrà incontro, soprattutto in relazione a dove vivrà, con chi e a come si svolgeranno le routine relative all’accompagnamento a scuola e alle altre attività extra scolastiche. Occorre cercare di fornire al proprio figlio un senso di sicurezza e programmazione rispetto ciò che succederà nel breve e nel medio termine, il tutto con chiarezza e nei modi e tempi concordati a priori tra partner. Questo potrà aiutarlo a sviluppare la concreta consapevolezza che “i suoi genitori” ci saranno sempre per lui.

Gli autori suggeriscono in questo contesto di provare a costruire una mappa delle emozioni e degli stati d’animo con cui il bambino si dovrà confrontare in seguito alla decisione di separazione, chiedendosi: quale emozione prova nostro figlio?; perché sperimenta questa emozione?; cosa possiamo fare per aiutarlo a gestire meglio questa emozione?

Le emozioni e gli stati d’animo che un figlio può effettivamente esperire di fronte a questa eventualità di separazione sono:

- la paura, la più intensa, di perdere l’unica vera certezza che la vita gli ha dato fino a quel momento, incarnata nelle figure di mamma e papà;

- la tristezza, in quanto tante cose a lui care alle quali era abituato non ci saranno più gli si sentirà una grande mancanza;

- la rabbia, data dalla frustrazione per la separazione, e la stessa può essere anche il risultato del senso di impotenza che il bambino sperimenta davanti a una mamma a un papà che si lasciano;

- il senso di colpa, principalmente dato dall’autoconvinzione per cui il bambino è convinto che i genitori si separino a causa sua;

- la vergogna, ad esempio di fronte ai propri compagni, se la separazione dei propri genitori è vissuta come un evento intorno al quale nessuno ha il coraggio di parlare;

- il senso d’impotenza, strettamente legato alla rabbia, a causa del quale il bambino potrebbe cominciare a pensare di poter “salvare il matrimonio di mamma e papà” solo mettendo in atto strategie particolari che risolvano la situazione.


Quello che serve di più a un figlio durante la separazione dei propri genitori è sentirsi rassicurato, protetto e amato. È fondamentale che sappia che, nonostante tutto, continuerà ad avere relazioni amorevoli, calde e affettuose con entrambi genitori. Con ciò, è importante che tutti coloro che si trovano vicino ai bambini che devono affrontare una separazione utilizzino ogni forma di comunicazione disponibile, come quelle verbale e non verbale: la prima comporta che si usino con i bambini parole di rassicurazione, capaci di dar loro la garanzia che saranno sempre amati, curati, accuditi e protetti, e far capire loro che sono in grado di riconoscere rendere valide le loro manifestazioni emotive; per la seconda valgono le espressioni del viso, del corpo, le quali manifestano il nostro stato emotivo e che spesso fanno “da specchio” alle nostre parole. Può essere molto importante infatti essere vicini fisicamente ai propri figli abbracciandoli, tenendoli per mano, e parlare di tutto quello che stanno vivendo emotivamente e psicologicamente. Anche i riti familiari sono importanti ed è giusto rispettarli e garantirli nella routine anche dopo la separazione, come i pasti, il tempo dell’addormentamento e l’igiene personale, tutti i momenti in cui gli adulti sono presenti e assicurano ai figli assistenza e vicinanza. Perciò si potrebbe stabilire insieme ai propri figli quali riti dovranno essere assolti da mamma e quali da papà, oppure decidere quali eventi della giornata dovranno essere simili anche se avverranno in case diverse e saranno condotti dall’uno o dall’altro genitore. È altrettanto importante che i genitori abbiano cura di se stessi, quindi che evitino di isolarsi emotivamente dal contesto sociale a cui appartengono, che conoscano il proprio gruppo sociale di supporto e sappiano come contattarlo in tempi brevi per richieste di aiuto, che sappiano come prendersi cura del proprio stato di salute, di quello dei propri figli, che facciano movimento, conducono una vita fisicamente e che cerchino in tutti modi di mantenere il sorriso. Tali atteggiamenti e comportamenti saranno essenziali per poter essere d’aiuto al proprio figlio e per poter essere emotivamente e fisicamente disponibili nei confronti dei maggiori bisogni che lui o lei esprimerà e chiederà di venire soddisfatti nel periodo immediatamente precedente e seguente la fase concreta della separazione.


Un percorso con giochi e filastrocche

Questo volume rimanda ad un percorso da intraprendere con il proprio figlio rispetto alle varie "tappe" che lo stesso dovrà affrontare durante e successivamente al periodo di separazione. Questa "avventura" famigliare viene sviluppata basandosi sulla storia di Nina, un personaggio della Melevisione - caratteristico programma per bambini - dove anche lei affronta l'esperienza di separazione dei suoi genitori. Il percorso di Nina viene affrontato attraverso uno storytelling leggero, dove i dialoghi sono spesso e volentieri basati su frasi in rima e filastrocche. Le filastrocche hanno il grande vantaggio di muoversi in modo lieve e con un ritmo musicale su temi che invece solitamente vedono gli adulti utilizzare paroloni pronunciati con voce seria e toni pesanti. Ogni filastrocca viene presentata con un breve testo introduttivo per i genitori, in modo che sappiano come usarla quando la propongono al loro bambino, e con delle attività da svolgere insieme.

Nel concreto, questo percorso si sviluppa in diverse fasi:

· prima di tutto nel riconoscere e gestire le emozioni primarie della separazione del proprio bambino, come la rabbia e la tristezza. La rabbia inespressa del proprio figlio a volte trova strane modalità per essere comunicata, come i capricci senza motivo o i litigi frequenti con amici o compagni di scuola. È fondamentale che i genitori e insegnanti aiutino e sostengano il bambino affinché possa esprimere in modo più funzionale la propria rabbia. Si può chiedere direttamente al bambino di raccontarla, magari associando le immagini di animali oppure facendolo disegnare, o ancora facendolo misurare attraverso un termometro delle emozioni (in una scala da uno a 10) che aiuta il bambino a dire quanto è arrabbiato in specifiche situazioni, specialmente quelle nelle quali lo si vede molto attivato. Anche riconoscere le espressioni di rabbia del proprio bambino è fondamentale, come anche contenerle (ad esempio, con un abbraccio) e reindirizzare, proponendo ad esempio attività produttive per distrarlo. Questo permetterà di esprimere la rabbia in maniera funzionale. Per quanto riguarda la tristezza, anche quest’ultima può essere difficilmente esperita dal bambino per paura di raccontarla. Molte volte la tristezza viene mascherata da rabbia che può essere più facilmente “captata” e riconosciuta. Per questo motivo è molto importante comunicare, parlare e permettere al bambino di esprimersi come per la rabbia: ad esempio si può compilare “una carta d’identità della tristezza”, dove sia il figlio che i genitori dovranno fare un disegno di come appare il proprio volto triste e completare frasi come “la tristezza mi viene quando”, “la tristezza mi viene perché”, “l’ultima volta che sono stato triste è stato quando”, “se sono triste, posso chiedere aiuto a”, per concretizzare e manifestare in maniera trasparente il proprio stato d’animo.

· un altro aspetto è l’importanza della rassicurazione. Esperendo paura, come già affrontato in precedenza, il bambino sviluppa delle insicurezze rispetto alla propria situazione e a ciò a cui era abituato prima della separazione. È bene quindi che lo stesso impari a prevedere che ciò che sarà non potrà più essere identico a ciò che è stato, ma potrà per molti aspetti essere assai simile. I genitori possono impegnarsi insieme a disegnare una mappa virtuale in cui tracciare i percorsi di continuità e quelli di cambiamento che il bambino dovrà affrontare. L’analisi e la scoperta continue di differenze tra il prima e il dopo, e di continuità, permetterà al bambino di sentirsi rassicurato dal fatto che molti cambiamenti quali dovrà far fronte non saranno in grado di modificare ciò che per lui è necessario importante, ossia l’amore dei suoi genitori;

· la relazione tra genitori è un altro punto fondamentale: occorre far capire al proprio figlio che l’amore, o meglio, le storie d’amore non sono tutte a termine. Tutti i figli imparano cos’è l’amore, e vivendo una situazione di separazione dei propri genitori possono pensare che l’amore “non valga la pena”. È essenziale, perciò, aiutare i bambini a comprendere che quando il tempo passa non è l’amore che cambia, ma sono le persone a subire importanti modificazioni, come livello di maturità, l’esperienza e le esigenze, e ciò comporta anche un profondo cambiamento nelle modalità con cui si sta insieme. In questo senso si può raccontare di vicende affettive di altri familiari che vivono un’esperienza diversa;

· mantenere le piccole cose può essere un grande aiuto in questo percorso. La continuità delle piccole cose è importante. In bambino deve essere accompagnato e avere la possibilità di creare una continuità attraverso le piccole azioni capaci di fargli sentire che lui rimane unico e speciale: non si può spostare un letto, ma si può ad esempio trasferire da una casa all’altra un orsacchiotto e una bambola; non si può spostare un frigorifero, ma è possibile che un bambino trovi in due cucine differenti il suo yogurt preferito. Per questo può essere molto utile riempire un’ipotetica “valigia del bambino pendolare”, un’attività dove il bambino riempia una valigia disegnata (disegnando oppure scrivendo) di cose che vuole portare sempre con sé al passaggio, ad esempio, da una casa all’altra;

· è importante in ultima istanza non lasciarsi abbindolare da giochi di alleanze e contrapposizioni che possono conseguire alla separazione. È molto importante che i genitori facciano fronte comune e sappiano dimostrare al bambino che il dolore non può essere manipolato, che il consenso affettivo non può essere comprato e che, quindi, loro cercheranno di fare tutto il possibile per amare un figlio attraverso il valore della comunicazione emotiva e non attraverso gli oggetti e i regali. Prima della separazione, creare ad esempio un album di fotografie dove le stesse sono scelte direttamente dal bambino, tra avvenimenti, eventi, occasioni della vostra vita in famiglia, gli permetterà di avere rappresentato sempre comunque un segno tangibile, con cui egli racconterà a se stesso e agli altri l’importanza che i suoi genitori hanno rivestito e rivestono nella sua vita. Successivamente alla separazione, si potrà aiutare il bambino a realizzare anche altri album fotografici in cui le immagini formeranno momenti esclusivi della relazione con un singolo genitore. Attraverso questo strumento il figlio verrà aiutato a consapevolizzarsi e a non rinnegare i bei ricordi legati alla sua vita sia prima che dopo l’avvenuta separazione.

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